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Un approdo inaspettato...

Lunedì 8 Ottobre 2007
Beh, si: capita.
La rotta tracciata e ben studiata al tavolo da carteggio non contemplava la sosta in un determinato porto, ma andando per Mare nulla è mai scontato: ci si può ritrovare a permanere ormeggiati per un anno in un porticciolo da pesca di cui non si sospettava neppure l'esistenza.

Certo, mollando gli ormeggi in Sardegna con rotta verso le Baleari, ben difficilmente potrà capitare di esser costretti a trovar rifugio presso un ancoraggio sicuro in Grecia, eppure... ogni buon marinaio - nel suo intimo - sa che può succedere anche questo e - anche se non lo ammetterà mai neppure a se stesso - in fondo in fondo è preparato a un epilogo apparentemente così "imprevedibile" della sua traversata.

Oh, sia chiaro: prevedere che la semplice traversata dalle Isole Eolie all'Elba possa concludersi semi-disidratati su di un gommone di salvataggio scolorito dal sole e dalla salsedine in Tasmania, dopo un naufragio sotto buon tempo previsto (naufragio dovuto magari a una falla irreparabile), presuppone un'attitudine mentale anche 'metafisica' del marinaio, oltre che pratica.
È ciò che renderebbe ogni buon marinaio un "perfetto" marinaio...
Mentre con il suo inseparabile coltello intaglia un legnetto per ricavarne una gratificante miniatura d'orca, un emisfero del suo cervello dovrebbe necessariamente essere rivolto del tutto istintivamente anche alle infinite probabilità casistiche che governano l'universo che lo ospita.

Perché... anche questo può accadere... ritrovarsi in Tasmania da Ponza...

Io, marinaio fin le ossa per istinto ed esperienza, ma anche umanista per malaugurata, contraddittoria e sgradita tendenza, intagliavo il mio legnetto: stavo portando a termine la mia gratificante miniatura d'orca...
Ed ero certo che l'emisfero cerebrale preposto alla sorveglianza dell'insondabile possedesse tutti i requisiti per dichiararsi complementare a quello prettamente pratico, e quindi concedermi la presuntuosa certezza di essere... il "perfetto" marinaio...

Che arroganza, che presunzione, che svista...

Intagliavo il mio legnetto dondolato dolcemente sulla tuga dalla mia amata barca, cullato nella rassicurante quiete di un ancoraggio - lontano da qui - che rasentava la perfezione: non era a pagamento; era ridossato da quasi tutti i venti; il costo della vita era accettabile...

Sentii uno schianto, e pochi "minuti" dopo mi ritrovai a 'navigare' in un mare senza la maiuscola, senza colore, senza odore né onde; mai visto prima...
Non era ostile, anzi. Ma non lo trovavo su nessuna delle mie consunte carte nautiche, non avevo coordinate che mi dessero un indizio: ero smarrito.

Ero approdato in Internet, nei dintorni di Web, nello stato del WWW.
E la mia barca era un notebook, il mio timone una tastiera alfanumerica...

Ed eccomi.
A presto,
              Daniel

2 commenti:

  1. Ahi! Che nostalgico tuffo al cuore!
    Rimpianti infiniti e autoflagellazione perenne.
    Dio candeliere! Cosa ci faccio quindi davanti a questo insulso schermo pseudo-navigabile?
    E intanto il Mare vero è lì fuori...
    (Dovrei aprire il blog "Il Mare fuori" eh?)
    Eh già... È dura convivere con l'"uomo". Qualsiasi oceano sarebbe andato bene.(Carozzo docet)
    C'est la vie.
    Complimenti per il blog in attesa di ulteriori splendidi post devastanti! ;-)
    Un saluto fraterno a l'hombre de la bomba da
    Nouck.

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  2. OOOO...P.S.
    Ho sbagliato post! :-D
    Vado a commentare il (al) post giusto!

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