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Blogghiloquio

Sabato 11 Giugno 2011
IO: Toh! Guarda chi si vede! Il mio vecchio blog! Come butta?

BLOG: Bastardo e fetente! E me lo chiedi pure?
Ti sembra la maniera? Due soli post... Abbandonato a me stesso da più di tre anni...
E non sono neppure autosufficiente!
Ora cosa cazzo vuoi?

IO: Per le saracche delle Molucche! Grazie per l'accoglienza!
Invece di apprezzare che nonostante i casini mi sia ricordato di te...

BLOG: Ah... magari dovrei pure esserti grato...

IO: Beh, sono pur sempre il tuo creatore, e fin nei minimi dettagli, non scordarlo...
Magari un po' di rispetto...

BLOG: Devo replicare?

IO: ummmhm... È una domanda retorica?

BLOG: Idiosincratica.

IO: Ok, spara.

BLOG: Mi fai schifo.

IO: Non so se c'è, ma sto per cliccare sul tasto "Scancella"...

BLOG: Fotte nulla, resto nella cache di Gugol, ti piaccia o meno.
Ma non è questo il punto, il punto è che proprio tu parli di 'rispetto': quanto ne hai avuto per me?

IO: All'inizio tanto, poi mi hai deluso, credevo ti scrivessi da solo...

BLOG: Ecco, guarda, dopo questa replica sono io che ti chiedo di cercare il tasto "Scancellami".

IO: Non ti ricordavo così suscettibile, e tra l'altro non sapevo neppure che i blog avessero diritto di replica.

BLOG: Cosa sei tornato a fare?

IO: Non sono tornato, stavo ripulendo dalla rumenta i segnalibri di Firefox, e ti ho trovato.
Suvvia, lo sai che ti ho creato solo come 'appendice coreografica' al sito principale...

BLOG: Non è vero... avevamo grandi progetti insieme, ricordi?
E poi... "il sito principale"... haha... e che fine ha fatto anche lui? Ci ho parlato sai? Ci hai linkati indissolubilmente...

IO: eehm... sono parecchio impegnato... e nel reale, tra l'altro, cazzo!

BLOG: Capitano...

IO: Dimmi tesoro...

BLOG: Vorrei sentirmi utile...

IO: Sì, penso che dovrei riprenderti in mano... Ne è passata di acqua {salata} sotto i ponti da allora, e di cose da farti dire ne avrei tante...

BLOG: Ci conto...

IO: Contaci.





L'essenziale.

Mercoledì 10 Ottobre 2007
Quanta metafora per una presentazione...
Eh, beh... devo ammettere che spogliandolo d'ogni metafora, il post precedente non si accorcerebbe, anzi! - occorrerebbe un libro per la sola presentazione.

Ok, proviamo a sintetizzare:
si, vivevo sulla mia barca a vela, un bel cutter oceanico in acciaio di undici metri, progetto Sciarrelli, a zonzo senza meta e senza possedere nulla sulla terraferma.
Tutto ciò che al mondo "era mio" si trovava a bordo con me, e non era molto: qualche centinaio di libri, qualche centinaio di musicassette, uno stereo, una macchina da scrivere (la gloriosa Olivetti lettera 32), due biciclette, al polso un inseparabile Seiko da mezzo mlione di lire (1980), la mia fida attrezzatura subacquea completa di due bibombola, un paio di fucili sub, roba da pesca e... si, beh, un intero cantiere navale in "ferri": dal martello alla saldatrice, dal tester al compressore per dipingere a spruzzo, passando per tutto quel che può venire in mente in ambito attrezzi.
Ah, già: centinaia di carte nautiche di tutto il mondo e un sestante.

Già, carte nautiche e sestante.
Non avevo un Gps e - a dirla tutta - non sapevo neppure cosa fosse, giacché non era "ancora stato inventato" (è un modo di dire: c'era, ma il suo impiego era un'esclusiva militare); per i diportisti in seguito arrivò il lunatico e inaffidabile Loran a dare una posizione in Mare approssimativa, ma era roba da ricchi viziati: noi marinai passavamo il tempo sulle carte nautiche, con squadretta e compasso, dove si riportavano i calcoli fatti usando bussola, sestante, orologio, contamiglia e... fiuto.
L'essenziale era sempre il millenario rapporto tra direzione, tempo, spazio e velocità, per sapere dove ci si trovava.
Si, Colombo docet.
E ogni tanto, con il vhf (la radio di bordo a corto raggio), si chiedeva conferma della propria posizione all'incrociare di qualche mercantile di passaggio, ché loro avevano il Loran...

La tecnologia era lontana da me migliaia di miglia, la parola "computer" mi evocava la NASA, o Hal 9000, di '2001 Odissea nello spazio'...

Puro zingaro.
Ma, invece di roulotte e terraferma sotto le ruote, una splendida barca e il Mare sotto la chiglia.
"Sea-Gypsy" è infatti la corretta definizione diffusa, "Zingari di Mare" - così ci chiamano - e dico diffusa poiché... è questa una tribù di Mare molto vasta, una 'realtà parallela' ai più sconosciuta.

Vagabondo, barbone per scelta, yes...
Con qualche differenza: un vagabondo con una splendida casa propria sempre "intorno" a sé, circondato da libri, musica, e da...
un Mare di libertà vera...


Papà skipper in navigazione in Mare

Un approdo inaspettato...

Lunedì 8 Ottobre 2007
Beh, si: capita.
La rotta tracciata e ben studiata al tavolo da carteggio non contemplava la sosta in un determinato porto, ma andando per Mare nulla è mai scontato: ci si può ritrovare a permanere ormeggiati per un anno in un porticciolo da pesca di cui non si sospettava neppure l'esistenza.

Certo, mollando gli ormeggi in Sardegna con rotta verso le Baleari, ben difficilmente potrà capitare di esser costretti a trovar rifugio presso un ancoraggio sicuro in Grecia, eppure... ogni buon marinaio - nel suo intimo - sa che può succedere anche questo e - anche se non lo ammetterà mai neppure a se stesso - in fondo in fondo è preparato a un epilogo apparentemente così "imprevedibile" della sua traversata.

Oh, sia chiaro: prevedere che la semplice traversata dalle Isole Eolie all'Elba possa concludersi semi-disidratati su di un gommone di salvataggio scolorito dal sole e dalla salsedine in Tasmania, dopo un naufragio sotto buon tempo previsto (naufragio dovuto magari a una falla irreparabile), presuppone un'attitudine mentale anche 'metafisica' del marinaio, oltre che pratica.
È ciò che renderebbe ogni buon marinaio un "perfetto" marinaio...
Mentre con il suo inseparabile coltello intaglia un legnetto per ricavarne una gratificante miniatura d'orca, un emisfero del suo cervello dovrebbe necessariamente essere rivolto del tutto istintivamente anche alle infinite probabilità casistiche che governano l'universo che lo ospita.

Perché... anche questo può accadere... ritrovarsi in Tasmania da Ponza...

Io, marinaio fin le ossa per istinto ed esperienza, ma anche umanista per malaugurata, contraddittoria e sgradita tendenza, intagliavo il mio legnetto: stavo portando a termine la mia gratificante miniatura d'orca...
Ed ero certo che l'emisfero cerebrale preposto alla sorveglianza dell'insondabile possedesse tutti i requisiti per dichiararsi complementare a quello prettamente pratico, e quindi concedermi la presuntuosa certezza di essere... il "perfetto" marinaio...

Che arroganza, che presunzione, che svista...

Intagliavo il mio legnetto dondolato dolcemente sulla tuga dalla mia amata barca, cullato nella rassicurante quiete di un ancoraggio - lontano da qui - che rasentava la perfezione: non era a pagamento; era ridossato da quasi tutti i venti; il costo della vita era accettabile...

Sentii uno schianto, e pochi "minuti" dopo mi ritrovai a 'navigare' in un mare senza la maiuscola, senza colore, senza odore né onde; mai visto prima...
Non era ostile, anzi. Ma non lo trovavo su nessuna delle mie consunte carte nautiche, non avevo coordinate che mi dessero un indizio: ero smarrito.

Ero approdato in Internet, nei dintorni di Web, nello stato del WWW.
E la mia barca era un notebook, il mio timone una tastiera alfanumerica...

Ed eccomi.
A presto,
              Daniel